Ricky

l'acqua cheta che macina i ponti

L’Aquila

Coat of arms of L'Aquila

Image via Wikipedia

Approfittando di qualche giorno di ferie sono andato a visitare L’Aquila. L’idea è nata al tavolino di un pub parlando con un mio amico. Ci interrogavamo sul contrasto tra le proteste degli aquilani a Roma (che le hanno pure prese dalla polizia) e le notizie che i telegiornali davano sulla ricostruzione post terremoto. Dopo qualche perplessità e un paio di birre ci è venuta la brillante idea di andare a vedere con i nostri occhi lo stato della città a un anno e mezzo dal terremoto.

Ebbene, il motto “immota manent” riassume purtroppo quello che si può vedere.

La gran parte del centro storico è a tutt’oggi transennata e definita come “zona rossa” cioè inaccessibile. L’80% dei palazzi visibili sono stati puntellati e così sono rimasti. Non c’è quasi nessun cantiere aperto che faccia presagire una ricostruzione. Il corso principale (praticamente l’unica via del centro aperta) è presidiato dall’esercito. In compenso a un anno e mezzo di distanza è possibile vedere ancora delle macerie, come è possibile vedere le transenne dove una volta sorgeva la casa dello studente utilizzate come muro del pianto.

Ma la cosa più angosciante è camminare a L’Aquila. Il silenzio è una presenza. Sentire il rumore dei propri passi in un centro storico di una città è inquietante. Il passeggiare senza che ci sia un bar aperto mette a disagio. La sensazione è quella di camminare in una città fantasma, dove non incontri nessuno per strada, ti senti solo in mezzo a silenti edifici in rovina. Il “non rumore” mi ha accompagnato per tutto il tempo della mia visita. Una costante insieme a transenne, crepe e buchi nei palazzi che alla fine del “tour” ti fanno sentire il cuore più pesante di quando sei arrivato.

Risalito in macchina assieme ai due amici che erano con me, vi assicuro che per un po’ nessuno di noi aveva una gran voglia di parlare, nonostante fossimo in vacanza.

Ora so che se l’emergenza in un qualche modo è stata gestita, la ricostruzione non è mai partita e non so nemmeno se partirà. Ora capisco le proteste e il dolore degli aquilani nel vedere la loro bella città abbandonata, come se fosse stata giudicata irrecuperabile.

5 gennaio 2011 Posted by | Società | , , , | Lascia un commento

Prigionieri dello stato

Come ad Alcatraz o a Sing Sing, siamo circondati da guardie che alla prima alzata di testa usano il manganello. Se qualcuno non ci crede, vada a chiedere…

– a chi è stato pestato alla Diaz durante il G8 di Genova;

– agli aquilani che oggi le hanno prese (sindaci compresi) a Roma solo perchè volevano far presente che non hanno di che pagare le tasse (tra l’altro ora gli tocca pagare anche gli interessi sulle tasse … roba da non credere!);

– a chi protestava contro l’ampliamento di una base militare targata USA;

– a chi molto più banalmente non può andare allo stadio perchè un fantomatico osservatorio lo vieta oppure deve prenotare il biglietto una settimana prima o fare la tessera del tifoso (ma si può che per andare allo stadio devo andare a dare i miei dati in questura? non sono mica un delinquente!);

… e potremmo continuare l’elenco ancora per un po’.

I politici italiani nel frattempo sono impegnati a discutere di intercettazioni, lodi in favore di una o più cariche dello stato, e a svincolarsi quanto più possibile dalla realtà quotidiana. Per loro non c’è problema perchè a far chinare la testa al popolo bove ci sono le forze dell’ordine, che come prima missione non hanno più quella di difendere i cittadini, ma devono preoccuparsi di difendere i palazzi dei potenti, queste nuove torri d’avorio.

Sempre più spesso ho la sensazione di non essere più un cittadino ma di essere un prigioniero dalla mia patria, prigioniero innocente come in un film… come ad Alcatraz, come a Sing Sing.

7 luglio 2010 Posted by | Politica | , , , , , | Lascia un commento

   

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